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Personaggi

Sardegna canta e balla“Sardegna Canta e Balla”

Associazione Culturale Amicizia Sarda – Treviso.
9 luglio 2017 ore 21.00, Piazza Rinaldi.

Il Comune di Treviso ha inserito questo spettacolo tra le attività culturali  dell’estate Trevigiana che il Comune stesso organizza ogni estate.

Si tratta di 2 gruppi di giovani: uno composto da quattro musicisti/cantanti (Quartetto Brinca) e l’altro da otto ballerini (quattro coppie).

Nella suggestiva Piazza Rinaldi, nel pieno centro storico di Treviso, il 9 luglio 2017 alle ore 21.00, tutti i sardi e loro simpatizzanti, peraltro già costituitisi, tanti anni fa, in  Associazione Culturale, si ritroveranno a salutare ed applaudire questo gruppo di artisti sardi che suoneranno, canteranno e balleranno i pezzi più prestigiosi della tradizione folk sarda.

Sul Palco Paride Peddio all’organetto, Jonathan Della Marianna alleSardegna canta e balla a Trevisi. Quartetto Brinca launeddas, Federico Di Chiara alla voce e Davide Pudda alla chitarra; per completare la coreografia, un gruppo di ballo composto da otto ballerini (4 coppie). Tutti in costume tradizionale sardo.

Il gruppo di ballo è stato aggiunto al quartetto per l’occasione, si esibirà sul palco insieme al gruppo di musica e canto con i balli più conosciuti: su Passu Torrau, su Passu a Trese, su Dillu, su ballu tundu ed altri.

Il Quartetto Brinca è uno dei più noti gruppi di musica e canti popolari sardi. Il gruppo nasce nel 2016 dall’amicizia di alcuni giovani, fortemente legati alla propria terra, che amano riprodurne suoni e musiche tipici della Sardegna.

Nonostante il breve periodo dalla costituzione, la formazione Brinca, ha ricevuto numerosissimi riscontri in tutto il mondo del folk, raccogliendo recensioni positive su tutte le principali riviste nazionali ed internazionali del settore.

I Gruppo è tra i più richiesti nelle sagre e manifestazioni di piazza in Sardegna, esegue concerti di sola musica, musica e canto e, su richiesta, in unione con gruppi di ballo tradizionale sardo. L’affiancamento degli strumenti: organetto, launeddas, chitarra e percussioni e, in alcuni brani, la trunfa, uniti alla voce rievocano nelle nuove generazioni un passato di secoli di cultura musicale sarda.

L’unione dei due gruppi crea un’offerta sonora e scenografica di sicuro divertimento e coinvolgimento del pubblico.

Ulteriori info: 392 2932200.

Un cordiale saluto.

Adalberto Garippa.

 

Tonino_OppesIn  questo bel libro, Tonino Oppes, ci fa rivivere momentio magici della nostra infanzia  quando i vecchi raccontavano storie fantastiche.

Il libro sarà presentato il 14 maggio 2017 alle ore 18.30.

Le Janas erano le fate del folklore sardo. Vivevano nelle cosiddette Domus de Janas e passavano il tempo a tessere con un telaio d’oro. Erano benevole e dispensavano aiuti a chiunque li richiedesse.

In ogni paese della Sardegna, nel giorno della festa più importante, comparivano magicamente in piazza per ballare una danza primordiale. È come se qualche forza misteriosa le materializzasse, queste bellissime donne vestite di veli biancchi, ballavano leggiadre con passi che non sembravano umani.

Le janas sceglievano un giovane del paese per coinvolgerlo in una missione importante.

La Jana Tidora svegliava il giovane dopo qualche giorno per spiegargli come lei e le sue sorelle erano tornate tra gli umani, pur credendosi per tanto tempo immortali, diceva Tidora, “abbiamo paura di morire”.

La memoria del giovane prescelto torna indietro negli anni fino alla sua infanzia e rivive l’immagine del vecchio che, alternandosi con la moglie, raccontava a bimbi affascinati tante belle storie: ogni giorno una diversa…

In altre parole, queste creature ritornano perché temono di essere dimenticate e scelgono come loro interprete un giovane che abbia ancora vivo il ricordo di storie della sua infanzia per  ricominciare a parlare, a comunicare e non dimenticare i bei momenti del passato. Janas

Infatti, i racconti dell’infanzia hanno un potere benefico, quasi curativo e, soprattutto, regalano la capacità di sognare che noi “adulti” tendiamo a relegare in qualche angolo della mente o addirittura a rimuoverlo dalla nostra esistenza.

La Jana Tidora, come un giudice impietoso, afferma: “Comunicate con tutto il mondo, ma non con i nostri vicini e avete lasciato morire la comunità del racconto, quella che viveva se si creava l’incontro tra le generazioni.”

È quindi vero che, piano piano, ci si dimentica di chi siamo stati e di chi siamo realmente.

Forse sarebbe opportuno, ogni tanto fermarsi a riflettere e ascoltare, col cuore, una storia, tutti ne abbiamo, sono dentro di noi ma che abbiamo sotterrato in un oceanico affastellarsi di impegni, familiari, sociali o lavorativi.

LibroIl ballo con le janas è un libro per l’anima che addolcisce predisponendo la mente a inevitabili e profonde riflessioni, che ci conduce in un tempo lontano – ma, forse, non ancora del tutto perduto – il tutto con uno stile lieve, lineare privo di orpelli che porta dritto al cuore lasciandoci la voglia di un ballo. Con le Janas.

Tonino Oppes, Presenterà la sua opera nel nostro Circolo il 14 maggio alle ore 18.30. Il Libro si incentra su temi a lui molto cari: la memoria e il passato della nostra isola, l’esigenza di non far cadere nell’oblio le vecchie leggende che contengono le nostre radici, necessarie per  aprirci le porte a un futuro che non sia solo di fredda tecnologia.

Ti aspettiamo al Circolo il 14 maggio alle 18.30. Al termine della presentazione del libro, chi lo desidera, potrà fermarsi a cena: Vovi & Sparasi, ricetta veneta in onore alla terra che ospita la comunità di sardi di Treviso e provincia.

Un Saluto.

Adalberto.

 

Eleonora

Eleonora o Elianora d’Arborea

Tra le attività culturali programmate in Associazione ricordiamo, il 2 aprile 2017 alle ore 18.30: Eleonora d’Arborea. Vita e storia di una Giudicessa.

La Prof.ssa Luciana Chìttero condurrà una conferenza su questo straordinario personaggio che divenne Giudicessa, resse il Giudicato di Arborea per circa un ventennio e che aggiornò la famosa Carta de Logu già promulgata da suo padre Mariano IV; si tratta di una raccolta di regole e leggi che garantirono la pace e l’ordine nel Giudicato sia in quel periodo che successivamente, fino al 1827.

Eleonora o Elianora d’Arborea era nata a Molins de Rei (Catalogna, Spagna) presumibilmente nel 1347 e morta ad Arborea forse nel 1404. La storia la ricorda soprattutto per aver aggiornato ed applicato la Carta de Logu, promulgata da suo padre Mariano IV e rivisitata da suo fratello Ugone III. La Carta de Logu continuò ad essere applicata dopo di lei in quasi tutta l’isola anche dagli Aragonesi, dominatori della Sardegna dopo il periodo dei giudicati durato circa quattro secoli. La normativa rimase in vigore fino alla sostituzione col codice di Carlo Felice il 16 aprile 1827.

Mariano_IV

Giudice Mariano IV

Il significato simbolico attribuito alla figura e alla reggenza di Eleonora è evidenziato dal fatto che il Giudicato di  Arborea fu l’ultimo Stato sardo autoctono ad essere ceduto a regnanti esterni all’isola. Nell’isola vi erano altri tre giudicati: Càlari, Torres e Gallura.

Figlia di Mariano IV dei Bas-Serra e di Timbora di Roccaberti, sorella di Ugone e di Beatrice, visse i primi anni della sua giovinezza ad Oristano e nel castello del Gocéano.

Nel 1383 l’inatteso assassinio del fratello Ugone pose urgenti problemi di successione aggravando peraltro un clima di crisi dovuto ad attriti con gli aragonesi e al malcontento serpeggiante tra le classi dei proprietari e dei mercanti a causa all’atteggiamento autoritario e vessatorio nei loro confronti da parte di Ugone III.

In questa situazione di incertezza, Eleonora, prese contatti con il Re d’Aragona per far riconoscesse il proprio figlio Federico come legittimo successore di Ugone ma senza successo, non si perse d’animo e decise di adottare la sua natura combattiva autoproclamandosi giudicessa di Arborea secondo l’antico diritto regio sardo, in base al quale le donne potevano succedere al loro padre o fratello.

La nuova giudicessa, dunque, si riallacciò direttamente all’esperienza del padre, abbandonando definitivamente la politica autoritaria del fratello Ugone, garantì la difesa della sovranità e dei confini territoriali del giudicato e attuò un’opera di riordino e di sistemazione definitiva degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali. Le leggi di cui la Carta De Logu era costituita garantirono la pace e l’ordine nel tempo e nel futuro.

Monumento a Eleonora d'Arborea a Oristano

Monumento a Eleomora d’Arborea nella piazza omonima di Oristano

Dopo essere riuscita a completare il progetto del padre di riunire quasi tutta l’isola sotto il suo scettro di giudicessa reggente, ricacciò le truppe aragonesi ai margini dell’isola (in alcune località lungo la costa), vide crollare il suo progetto in seguito a un’imprevedibile incognita, la peste, che praticamente consegnò la Sardegna agli aragonesi senza combattere.

Secondo la tradizione la giudicessa morì, intorno al 1404, forse di peste in un luogo imprecisato, non si hanno notizie certe neanche su dove sia sepolta.

La cultura sarda a Treviso il 16 e 17 Luglio 2016.

Siamo orgogliosi di presentare due gruppi folk sardi di altissimo livello.
– Il Gruppo di ballo Folk “Bella Mia” di Busachi (OR)
– I “Tenores di Bitti Remunnu ‘e Locu” (NU)

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Il Gruppo di ballo Folk “Bella Mia” di Busachi (OR).

Il gruppo folk “bella Mia” di Busachi (OR) nasce all’inizio  del 2002 così come lo conosciamo oggi, ma preesistente da data indefinita. Impossibile infatti datare la prima uscita sui palchi e nelle piazze della Sardegna mentre si può risalire al primo viaggio effettuato nella penisola, intorno al 1948 al festival di Agrigento. Da questo si può dedurre che Busachi sia stato tra i primi paesi della Sardegna ad aver fatto ammirare i suoi balli e i suoi costumi fuori dall’isola.

Le esibizioni del gruppo sono principalmente legate alle feste patronali nei paesi dell’isola, a manifestazioni di carattere folklorico a livello regionale, nazionale e internazionale. E’ spesso invitato a programmi televisivi sulle tradizioni della Sardegna, alla rappresentanza delle tradizioni popolaricircolosarditreviso.it presso circoli sardi nazionali ed esteri e manifestazioni di beneficienza per la promozione di solidarietà e ricerca.

I balli che solitamente vengono eseguiti nelle piazze sono: su Ballu De Usache, Su Passu Torrau, S’Annanza, Su Ballu Lestru o Bricchiddi e S’ Orrociada, accompagnati dal suono dell’organetto diatonico.

In collaborazione con la Citta di Treviso

 

 

VOLANTINO

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 I “Tenores di Bitti Remunnu ‘e Locu” (NU)

Da quarantadueanni il gruppo opera ininterrottamente, dedicandosi alla ricerca delle tradizioni culturali locali e, in modo particolare, del canto a Tenores.

Nel 1995 in collaborazione con il Comune di Bitti, per tenere viva la tradizione, costituiscono a Bitti la Scuola dei Tenores, aperta a tutti i giovani del paese per insegnare le metodologie del canto a Tenores, nel 1997 la scuola a Tenores di Bitti si gemella col Conservatorio di Sassari.

I  “Tenores di Bitti Remunnu ‘e Locu” sono la massima espressione sociale della tradizione agro-pastorale sarda. Negli ultimi quaranta anni sono stati dei veri e propri ambasciatori  del canto tradizionale Sardo, contribuendo a diffondere questo genere musicale in ogni angolo del mondo, praticando molti scambi culturali.

I Tenores ” Remunnu e Locu” si sono costituiti in gruppo nel 1974, da allora hanno girato buona parte del mondo, presentando le tradizioni di canto a Tenore. Hanno avuto moltissimi riconoscimenti dai migliori antropologi ed etnomusicologi di fama mondiale. Sono stati vantati da Frank Zappa, Peter Gabriel, Ornette Coleman, Lester bowie, ecc… ecc… Sono stati premiati con svariati riconoscimenti tra i quali “Maestri del folklore 1992”, Premio Sardegna 1992, premio Europa per le arti popolari dell’università di Gottingen (Germania) 1996, premio Senatore Mannironi al Campidoglio di Roma, ospiti della “Biennale di Venezia” 1997 ecc… Hanno collaborato per la nascita del museo multimediale del canto a tenore a Bitti. Hanno avuto parte attiva, per il riconoscimento da parte dell’UNESCO, del canto a tenore come patrimonio dell’umanità del settore immateriale.

Tutti i componenti dei Tenores di Bitti, sono stati riconosciuti dal Presidente della Repubblica del titolo di “Cavalieri della Repubblica Italiana” per meriti artistici.

Hanno inciso varie musicassette, CD e DVD, tra i quali “Ammentos”, “Intonos”, “Romanzesu (caminos de pache)”, “S’amore mama”, quest’ultimo con l’etichetta di Peter Gabriel.

In collaborazione con la Città di Treviso

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Se vuoi puoi lasciare un commento, ci sarà utile per migliorare le attività del Circolo.

Pierpaolo Dodero.

 

 

 

In Sardegna, la Settimana Santa, è l’insieme di manifestazioni e cerimonie  religiose organizzate in ogni paese ad opera delle locali confraternite.

Questi antichi riti, di grande richiamo turistico, vogliono rappresentare i momenti più significativi della Passione di Gesù Cristo descritti nei Vangeli, dal suo arresto da parte dei romani alla Resurrezione.

Uno dei momenti più emozionanti è senz’altro  S’Iscravamentu, importante significato religioso, l’atto pietoso dello schiodamento del Signore dalla croce.

I riti della settimana santa in Sardegna

Interessante presentazione dei pani sardi, tutte le fasi: dalla semina del grano alla sfornata.

Pani per ogni occasione: pane quotidiano, degli sposi, per i morti, per Pasqua, battesimi, cresime, e altre occasioni civili e religiose.
il racconto del pane

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Il 12 luglio 2015 si è svolto a Treviso in Piazza dei Signori “

www.circolosarditreviso.itNell’ambito delle attività dell’estate trevigiana anche la nostra Associazione ha giocato la sua carta contribuendo al crescente successo di questa manifestazione che ogni estate punta al divertimento degli abitanti con varie forme di intrattenimento nelle piazze e nei quartieri della città.

L’Assessorato alla cultura del Comune di Treviso, (introduzione dell’evento dall’Assessore Luciano Franchin),  come noto, raccoglie e coordina le proposte di privati ed associazioni che intendono presentare i loro spettacoli e kermesse di musica, danza, teatro, folclore e cultura.

La formazione, di eccellente successo e raro incontro, composta da Fabio Melis, Manuela Bande e Marco Bande ha dato la massima espressione musicale della Sardegna con alcuni brani concepiti per tale formazione ma anche con brani più conosciuti come Ballu a launeddas e Ballu a trunfa entrambi di Fabio Melis , altri come Non potho reposare, Ballo cantato, Nanneddu meu, Deus ti salvet Maria ecc.

Le Launeddas, o “sonos de canna” sono l’emblema musicale della Sardegna. Sono considerate lo strumento polifonico più antico del mondo (Bronzetto rinvenuto in Sardegna, datato tra il 900 e il 300 a.C.), ed è la massima espressione polifonica che la natura abbia mai fornito.

La trunfa, (un tipo di scacciapensieri) strumento tipico dell’area barbaricina (principalmente la provincia di Nuoro), è costituita da un piccolo telaio di metallo, dove viene fissata una linguetta libera di vibrare ad una estremità. Il suonatore tiene il telaio dello strumento appoggiato sui denti facendo vibrare la linguetta e sfruttando la cavità orale come cassa di risonanza, si ottengono degli armonici puri. Le testimonianze raccolte lo indicano per il passato come tipico strumento di accompagnamento al ballo.

Il sulittu è l’antichissimo “zufolo” che troviamo nelle mitologie di tutti i popoli. Il sulittu, tipicamente sardo è costruito da una canna da fiume, con tre fori superiori ed uno sul retro. Emette un suono dolce e vellutato, ed accompagnava le launeddas durante il balletto sardo. I flauti da sempre sono stati utilizzati un po’ da tutte le popolazioni, ma la particolarità di costruzione del sulittu fa si che si trovi solo in Sardegna cambiando nome nelle diverse zone (sulittu, pipaiolu, pipiolu, flautu de canna).

Musicalmente parlando, la Sardegna è considerata uno scrigno armonico tra i più interessanti del Mediterraneo con un vasto patrimonio musicale che affonda le sue radici in tempi remoti: le launeddas, il sulittu e la trunfa, sono gli strumenti principe della tradizione musicale Sarda.

Fabio Melis è considerato uno dei maggiori conoscitori della musicalità sarda, è specializzato in strumenti a fiato sardi. E’ conosciuto ovunque come il maestro delle launeddas, che suona con la tecnica della respirazione circolare. Conserva ancora l’ antico repertorio legato all’ accompagnamento del “ballo sardo”, tuttavia ha sviluppato un repertorio da concerto esclusivamente suo.

Fabio Melis, come ricercatore musicale, non si è fermato agli strumenti tradizionali sardi ma ha anche approfondito la conoscenza di altri come il didgeridoo (strumento a fiato australiano per certi versi simile alle launeddas) del quale ha appreso la tecnica proprio in Australia dai suonatori aborigeni.

Il concerto di Treviso nasce sulla scia dei successi conseguiti nei vari tour in giro per il mondo, in particolare di quello in Australia e in Canada. L’evento è organizzato dal Circolo Amicizia Sarda in collaborazione con il Comune di Treviso.

Un cordiale saluto.

Adalberto Garippa.

Il Circolo Amicizia Sarda e il Comune di Treviso ospitano in Piazza dei Signori Fabio Melis in concerto.

Fabio Melis in concerto a Treviso12 luglio 2015 dalle 21.00 alle 23.00 “Sonos in Sardigna – Suoni arcaici della Sardegna”.

Fabio Melis e la sua formazione, insolita nel suo genere, grazie a uno splendido incontro fra sonorità e un repertorio tutto interamente della tradizione strumentale Sarda, fonde la sonorità delle launeddas, dell’organetto, del sulittu e della trunfa dando vita ad effetti unici.

Lo spettacolo, oggi affermato anche in Europa, nasce diversi anni fa con un tour in Australia e Canada. E’ una profonda ricerca musicale della Sardegna più arcaica, da sempre considerata uno scrigno armonico tra i più interessanti del Mediterraneo.

Un vasto patrimonio musicale che affonda le sue radici in tempi remoti, come nel caso degli strumenti in uso in questo concerto, in particolare le launeddas, strumento principe della tradizione musicale Sarda.

La rarità e l’unicità degli strumenti utilizzati, padroneggiano per tutto il concerto, accompagnato da spiegazioni e da un video sulla costruzione degli strumenti suonati.

Fabio Melis è uno dei più noti concertisti del momento, la maturità musicale raggiunta lo porta ad essere considerato uno dei massimi esponenti di musica in Sardegna ma riconosciuto ed acclamato ormai in tutto il mondo.

Ha tenuto tours e concerti in Italia e all’ estero: Canada, Australia, Danimarca, Francia, Norvegia, Belgio, Austria, Germania, Spagna, Olanda, Islanda, Svizzera.

Ha suonato e collaborato con diverse Orchestre tra le quali Orchestra di Heidelberg (Germania), Royal Philarmonic Orchestra di Londra, Filarmonica dell’Arcadia di Bologna…

Da sempre ha dimostrato un vivo interesse verso culture arcaiche e strumenti musicali dalle caratteristiche timbriche particolari. Ha approfondito in particolare lo studio delle launeddas, come detto sopra, arcaico strumento musicale della Sardegna.Fabio Melis in concerto a Treviso

Durante un tour in AUSTRALIA ha approfondisce la conoscenza del didgeridoo, rimanendo colpito dalla cultura aborigena, inizia così lo studio di questo affascinante strumento, per certi versi simile alle launeddas.

Molteplici sono gli inviti a Fesival Internazionali, tra i quali “Festival Internazionale di Strumenti a Fiato 2009 di Lecco”, “EuropaFest 2007” in Germania, “Mondiali di Calcio 2006” in Germania, “EMMAS 2005”Ethnic Meeting of Music and Arts in Sardinia“ e come unico rappresentante europeo al “FESTURI a ULTICULTURAL CELEBRATION 2005” di Caloundra nel Queensland in AUSTRALIA.

E’ quasi di casa ormai in diverse emittenti radio-televisive musicali, tra le quali “MTV Music”, “Antenna 1” “Videolina” “Sardegna Uno” e “Radio Italia” di Melbourne in Australia.

Ha alle spalle diverse incisioni, spaziando dall’etnico alla classica sino al jazz. La forte sensibilità musicale lo porta a collaborare con artisti di fama internazionale, avanzando progetti di contaminazione con altri strumenti e generi sino al blues e jazz suonando in tutto il mondo.

Vedi alcuni video del vasto repertorio di Fabio Melis

 

 

Ulteriori informazioni su questo concerto possono essere richieste al n. 334 1657083 oppure formulando la richiesta qui sotto nello spazio Commenti.

Un cordiale saluto.

Adalberto.

 Il Circolo Amicizia Sarda di Treviso ospita dal 17 aprile al 3 maggio “Il Popolo di Bronzo”, una mostra itinerante che ha già visitato almeno 30 sedi culturali in giro per l’Italia e per l’Europa.

Vedi il video

il popolo di bronzo. circolosarditreviso.itIl popolo di bronzo. circolosarditreviso.it

Il pipolo di bronzo. circolosarditreviso.it

Angela Demontis

L’autrice, Angela Demontis, è l’ideatrice e la realizzatrice di questo “gioiello” che riproduce fedelmente i bronzetti nuragici a grandezza reale completi nei loro abiti e armamenti che si suppone fossero in uso in età nuragica ossia dal X al VII secolo a.C.

La mostra è stata acquisita dalla Provincia di Cagliari ma l’autrice ne cura gli allestimenti in ogni sede in cui viene esposta.

Si tratta veramente di una cosa unica, si evidenzia la ricostruzione e la dimensione reale di abiti, armi e utensili dei bronzetti nuragici ritrovati in diversi siti della Sardegna, curati in tutti i particolari.

Gli abiti, cuciti personalmente a mano dall’autrice con i tessuti che potevano essere in uso all’epoca, le grandi spade di bronzo e i pugnali dei guerrieri, gli elmi di cuoio, i copricapo delle donne che coprono spesso raffinate acconciature dei capelli.

Questa mostra è stata fortemente voluta dal Circolo di Treviso, essa contribuirà a promuovere ulteriormente il patrimonio archeologico sardo.

L’esposizione, basata sulla osservazione dei bronzetti è iniziata col libro “Il Popolo di Bronzo” (2005) di Angela Demontis, nata a Cagliari nel 1968 da madre ceramista e scultrice e da padre pittore e vignettista.

Sin da piccola, Angela, ha dimostrato attitudini per le arti figurative, maturando nel laboratorio di famiglia, poi gli studi nel liceo artistico di Cagliari sino alla pubblicazione del libro, dove in 100 schede con testo e illustrazioni descrive abiti, copricapi, elmi, archi, spade, scudi e attrezzi vari scolpiti nei bronzetti sardi.Libro Il popolo di bronzo, Circolosarditreviso.it

La Demontis, racconta la sua avventura all’interno della civiltà nuragica, non senza difficoltà e ostacoli, sino a quando la provincia di Cagliari nel 2006, non decise di approvare il progetto della mostra. La prima esposizione, nel 2006, era costituita da 30 pannelli e illustrava una parte del lavoro di ricerca. Nel 2010 viene esposta nei saloni del museo Archeologico di Cagliari e poi in altre località sarde e del continente, quella di Treviso è la cinquantesima tappa mentre le richieste continuano ad arrivare, le ultime in ordine di tempo vemgono dalla Svezia e dalla Scozia.

La mostra è aperta al pubblico il venerdì e il sabato dalle 16.00 alle 19.30 e la domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30.

Ogni personaggio è completato da un pannello esplicativo con la descrizione dettagliata e da disegni minuziosi che evidenziano le caratteristiche degli oggetti e del vestiario indossati dai peronaggi.
Si fa riferimento anche ai luoghi in Sardegna e nei territori un tempo abitati dagli Etruschi dove sono stati rinvenuti i bronzetti; grazie all’analisi comparata delle usanze e dei materiali utilizzati nel bacino del Mediterraneo, l’autrice ha individuato tecniche e materie prime che venivano usate fino a qualche decennio fa nell’isola per le esigenze quotidiane.

Dall’osservazione degli abiti si intuisce l’arte tessile nell’età nuragica, quando le donne lavoravano abilmente la lana e il bisso (fibra chiamata anche seta di mare, di colore bruno – dorato, ottenuta dai filamenti secreti da un mollusco, la Pinna Nobilis, presente in tutto il bacino del Mediterraneo) ma utilizzando anche il lino, la ginestra, la canapa e l’orbace, tessuti tipici dell’epoca. Gli abiti femminili sono generalmente lunghi e composti di più strati, spesso completati da mantelli che presentano interessanti decori geometrici.

Il popolo di bronzo. circolosarditreviso.itLe armi, dal pugnale ad elsa gammata che gli uomini portavano sul petto ancorato ad una bandoliera, alle spade di varia forma – sono bellissime quelle a foglia; tutte le armi sono realizzate con la fusione a cera persa, sistema complesso e laborioso che testimonia la maestria tecnica raggiunta dai nostri avi.

Gli scudi, bellissimi, rotondi con l’umbone appuntito oppure concavi che quasi avvolgevano il corpo del guerriero per garantirgli una migliore protezione.

Per la realizzazione delle armi la Demontis si è avvalsa dell’aiuto di un maestro fonditore che ha utilizzato il metodo della fusione a cera persa per rispecchiare in modo preciso le lavorazioni nuragiche.
Tutto questo e molto altro si scopre visitando la mostra e soprattutto leggendo il libro della Demontis dove descrive minuziosamente come è arrivata a ricostruire ogni aspetto della vita quotidiana dei nostri antenati nella civiltà nuragica.Il popolo di bronzo. circolosarditreviso.it

Da questa esposizione ci si può convincere che lo stereotipo costruito dai media secondo cui noi sardi proveniamo da un popolo rozzo e coperto solo di pelli, è definitivamente abbandonato. I nostri fieri antenati indossavano un abbigliamento curato e i guerrieri possedevano armature complesse: goliere, schinieri per proteggere gli stinchi, imbracature per archi, faretre e giavellotti, elmi con corna taurine e pennacchi, bastoni ricurvi e guantoni borchiati per essere certi che l’azione offensiva fosse davvero efficace.

Il popolo di bronzo. circolosarditreviso.it

Bronzetti originali

In collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Treviso

deleddaIl Circolo Amicizia Sarda di Treviso ospita dal 29 Marzo al 18 Aprile 2015 “Grazia Deledda, biografia e romanzo – Mostra fotografica”.

Motivazione del Premio Nobel per la letteratura

« Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano. »

Citazioni

« Intendo ricordare la Sardegna della mia fanciullezza, ma soprattutto la saggezza profonda ed autentica, il modo di pensare e di vivere, quasi religioso di certi vecchi pastori e contadini sardi nonostante la loro assoluta mancanza di cultura, fa credere ad una abitudine atavica di pensiero e di contemplazione superiore della vita e delle cose di là della vita. Da alcuni di questi vecchi ho appreso verità e cognizioni che nessun libro mi ha rivelato più limpide e consolanti. Sono le grandi verità fondamentali che i primi abitatori della terra dovettero scavare da loro stessi, maestri e scolari a un tempo, al cospetto dei grandiosi arcani della natura e del cuore umano… »

“Leggo relativamente poco, ma cose buone e cerco sempre di migliorare il mio stile. Io scrivo ancora male in italiano – ma anche perché ero abituata al dialetto sardo che è per se stesso una lingua diversa dall’italiana”.
“Io non riuscirò mai ad avere il dono della buona lingua, ed è vano ogni sforzo della mia volontà”.Grazia Deledda 117

…Dalle sue parole emerge il quadro di una donna risoluta, coraggiosa e forte ma allo stesso tempo molto riservata e restia a parlare di sé. Il padre di Alessandro, Franz, insieme al fratello maggiore Sardus, raccontò che bastava che la Deledda dicesse loro “Bambini state buoni perché la mamma scrive” e tutta la casa si immergeva in un profondo silenzio almeno nelle due ore del primo pomeriggio quando la Deledda per abitudine scriveva i suoi racconti. “Sia papà sia lo zio vivevano questo momento della giornata come un fatto per certi versi misterioso, non riuscivano a comprendere bene il perché di quel silenzio”.

Decine di romanzi, centinaia di racconti,  drammi teatrali,  versi,  libretti d’opera, dai quali sono state tratte sceneggiature per film,  in particolare  dal romanzo Cenere (interpretato da Eleonora Duse), molte raccolte di tradizioni popolari sarde: l’attività letteraria di Grazia Deledda è imponente.

Piccola di statura ma grande intellettualmente, nulla la scoraggiava, riuscì, con la sola forza della determinazione a evadere dagli angusti confini di Nuoro, dove era nata il 27 settembre del 1871, per diventare – approdata a Roma agli inizi del 1900 – uno degli scrittori più famosi in Italia e all’estero.

Telegramma del Re Vittorio Emanuele in occasione del conferimento del Premio Nobel

Telegramma del Re Vittorio Emanuele in occasione del conferimento del Premio Nobel

Nel 1926 fu insignita del Premio Nobel.

Per conoscerla come donna e come scrittrice, si può leggere la sua autobiografia   nel romanzo “Cosima”, uscito postumo nel 1937, a pochi mesi dalla morte, avvenuta a Roma il 15 agosto del 1936 a soli 64 anni.

Il libro descrive la casa nuorese “grande e solida”, cuore della casa era la cucina, sede delle donne e incrocio di chiacchiere dove la giovane Grazia imparava a conoscere l’animo umano e a desiderare l’evasione.
Animata da un precoce bisogno di emanciparsi e da una segreta quanto chiara vocazione letteraria, Grazia Deledda riempì autonomamente le lacune della sua educazione.

A soli 15 anni Grazia cominciò a pubblicare le sue novelle, consegnandosi alla riprovazione della chiusa società sarda. L’unica chance per perseguire un destino artistico era lasciarsi la Sardegna alle spalle e con questo fine ben fisso in mente stabilì subito coraggiosi contatti con le riviste femminili più in vista del continente, alle quali affidò i primi racconti per la pubblicazione, e con alcuni intellettuali che, colpiti dalle sue lettere e dal suo genio, accettarono di corrispondere con lei e di aiutarla.

Grazia Deledda 120

La maestra di Grazia Deledda in III elementare

Ottenne così il sostegno e l’amicizia  dello studioso di tradizioni popolari Angelo De Gubernatis che la coinvolse in una grande ricerca sul folclore sardo, e il critico manzoniano Ruggero Bonghi.

Trasferitasi a Roma grazie al matrimonio con Palmiro Madesani, funzionario ministeriale conosciuto a Cagliari, è un trionfo: i salotti della capitale accolgono benevoli e incuriositi la giovane scrittrice di provincia che consolida di anno in anno una crescente popolarità.

I suoi romanzi incontrano favore critico e gusto del grande pubblico: Elias Portolu, Cenere, Colombi e sparvieri, Canne al vento, L’incendio nell’uliveto, La madre, Il segreto dell’uomo solitario e tanti altri.

Dall’osservazione di ciò che la circondava (i nevrotici maschi della sua famiglia, dal nonno artista al padre fallito, ai fratelli, uno bandito e uno distrutto dalla depressione e dall’alcol) Deledda costruisce personaggi maschili che, se non sono virilmente contro la legge, presentano quella che lei definisce «un’incrinatura» dello spirito.

Così è Elias Portolu, così il Giacinto di Canne al vento, così Paulo nella Madre, o Cristiano nel Segreto dell’uomo solitario. Sono uomini che non sanno governare la potenza di eros (spesso al limite della perversione e dell’incesto) e soccombono sotto la propria fragilità, molto inferiori al coraggio di donne determinate e passionali, forti ma schiacciate dalla societàche le rende mute e impotenti.

Grazia Deledda 119A Roma, Grazia abita con il marito e due figli, Francesco (Franz) e Sardus, in un villino del nuovo quartiere romano Italia, dove avevano trovato casa anche le due amate sorelle, Pina e Nicolina.

Raramente frequenta i salotti romani, ad eccezione di quello della contessa Lovatelli,  ma non è un’isolata, non è la «massaia primitiva che scrive per un sorprendente talento naturale», come un’iconografia riduttiva ha voluto far credere. In realtà Grazia Deledda era un’intellettuale sottile, colta e informata, che intratteneva rapporti significativi con molti scrittori e artisti del tempo. Era una presenza assidua, per esempio, nella redazione della rivista letteraria Nuova Antologia, dove incontrava De Amicis, Fogazzaro, D’Annunzio, Pirandello, Mascagni…

Ma è soprattutto d’estate, quando con Nicolina e i bambini va in villeggiatura a Viareggio. Nicolina era una pittrice non banale e con lei Grazia entra in contatto con il gruppo di pittori toscani, da Plinio Nomellini ad Arturo Dazzi, da Moses Levy a Lorenzo Viani.

Si riuniscono tutti nella bella casa di Giacomo Puccini a Torre del Lago e passano serate che possiamo immaginare ricche di spirito e di calda amicizia. Anche in seguito, quando a a Viareggio sostituì Cervia sull’Adriatico, seppe ricreare un gruppo di amicizie artistiche: vedeva regolarmente Marino Moretti, Filippo De Pisis, Giuseppe Ungaretti, Alfredo Panzini.Grazia Deledda 114

Frammenti di Sardegna - Mostra fotografica 2^ parte di “Frammenti di Sardegna – Mostra fotografica

È un’esposizione di fotografie, ma non solo.

Video

La Nostra Terra, la Sardegna, nell’immaginario collettivo, molto spesso, è rappresentata quasi esclusivamente da paesaggi marini estivi, da bellissime spiagge, dalla Costa Smeralda, dalla presenza dei VIP, dal divertimento e dalla mondanità estiva.

La Sardegna, in piccola parte è anche quello, ma se ci si sofferma un attimo in più, ci si accorge subito che ci sono tante altre realtà differenti.

Un fermento storico e culturale unico nel suo genere, accompagnato da tradizioni popolari che si perdono nella notte dei tempi.
Colori, sapori, tradizioni millenarie che nascono nella notte dei tempi e sono tramandate, molto spesso intatte, in maniera generazionale sino ai giorni nostri.

I progetti fotografici presentati in questa mostra riguardano le tradizioni sacre ma anche quelle profane, le bellezze naturali, la fauna locale, ricca di endemismi, i colori e le forme degli abiti tradizionali.

Un progetto particolare è “Sardegna a tempi lunghi”, prodotto sulle coste con una tecnica fotografica che prevede, appunto, delle lunghe esposizioni.
Grazie a questa tecnica, c’è la possibilità di riprendere un lasso temporale che va da pochi secondi a svariati minuti, grazie all’aiuto di alcuni filtri montati direttamente sull’obiettivo, si ottengono degli effetti spettacolari come nuvole e acqua marina in movimento.

Le fotografie sono state scattate negli ultimi cinque anni nei periodi che vanno da settembre a giugno, quando le spiagge sono deserte.
Sono stati fotografati oltre mille chilometri di costa, per un totale di circa 300 spiagge, il progetto è in fase di completamento.

Scatta “… chi commo benit Carrasecare” è invece il nome di un altro progetto, incentrato sulla cultura Carnevalesca della Sardegna e che è teso a riprendere le maschere tradizionali.
Tra queste Mamoiada con i Mamuthones e gli Issohadores, Ottana con i Boes, i Merdules e Filonzana, Sinnai con Is Cerbus, sono solo alcune delle maschere fotografate.

Oltre alle maschere il progetto prevede, in collaborazione con Domenico Corraine, il portale “Paradisola” e con il fotografo Simon Ska, anche le manifestazioni che si svolgono nel periodo Carnevalesco, come la Sartiglia di Oristano e le pariglie a cavallo di Sinnai.

Il terzo progetto riguarda invece alcune delle feste religiose e civili, di cui la tradizione Sarda è ricchissima.
Sant’Efisio a Cagliari, il Redentore a Nuoro, La Cavalcata Sarda a Sassari, la Corsa degli Scalzi a Cabras-Oristano sono solo alcune di queste.

Infine, l’ultimo progetto è stato realizzato sulla fauna locale originaria della Sardegna o che negli anni si è stabilita ormai in maniera permanente sulla Nostra Terra.
Basti pensare ai fenicotteri rosa, al cervo sardo al daino, al muflone…

Alcune di queste foto sono state realizzate in collaborazione con la Cooperativa di sviluppo ambientale BIOS e con il veterinario specializzato in fauna selvatica Andrea Soro.

Carlo Soro

Visita la pagina della 1^ parte della mostra svoltasi presso la Sede Sociale dal 11 al 26 ott. 2015.

Frammenti di sardegna - Mostra fotografica Frammenti di Sardegna - Mostra fotografica Storia

 Vedi il video della nostra

Circolo Amicizia Sarda - Treviso1^ parte di “Frammenti di Sardegna – Mostra fotografica

dal 11 al 26 ottobre.  Presso la ede sociale, del fotografo Carlo Soro.

La 2^ parte si svolgerà dal 6 al 20 febbraio 2015 presso il foyer della Provincia di Treviso.

Carlo Soro è un fotografo professionista che ha fatto della sua smisurata passione per la fotografia un piacevole lavoro.

La mostra è aperta al pubblico nei giorni di Mar. Gio. e sab. dalle 16.30 alle 20.00, le domeniche dalle 10.30 alle 12.30.

Ecco come si presenta l’autore:

Sono fotografo e fotoreporter.
Una passione enorme, smisurata, che pian piano è diventata un lavoro.
Questa è per me la fotografia, questa è per me la mia terra, la Sardegna.

Non sono nato con la fotografia tradizionale nè ho avuto genitori o zii che mi abbiano regalato una macchina fotografica e neanche mi hanno trasmesso la passione.

Ho girato tanto: da bambino coi miei geniotori, da ragazzo e da adulto da solo ; ho visto e fotografato dei luoghi meravigliosi e, non sempre pur apprezzandoli, sono riuscito goderli appieno.Circolo Amicizia Sarda - Treviso

E’ grazie alla fotografia che ho scoperto e riscoperto la mia terra.

Ho vissuto tante avventure fotografiche, soprattutto in solitaria, ma anche in compagnia dei miei studenti che mi hanno seguito ovunque.

Dalle dune di Porto Pino nelle notti di luna piena alla Cavalcata di Sassari, dalla scoperta dei quartieri di Cagliari ai murales di Orgosolo, da Stintino al Flumendosa, dal Supramonte alle lagune dove dimorano i fenicotteri.

Ho fotografato almeno 2/3 delle coste, soprattutto da settembre a giugno quando, deserte, danno un po’ di malinconia, è vero, ma anche il meglio di loro.

Circolo Amicizia Sarda - TrevisoMi sono preso poi piccole e grandi soddisfazioni, dalle finali dei campionati nazionali di fotografia naturalistica grazie a una foto scattata ai nostri fenicotteri, al primo premio del concoso internazionale del Rotary Club di Iglesias, dall’aver fatto parte della giuria del concorso fotografico sul carnevale di Ottana, all’aver ideato, organizzato e gestito il concorso fotografico del carnevale di Sinnai.

Oggi, oltre a dirigere lo studio fotografico “Insoliti Scatti” tengo corsi di fotografia, con tematiche relative soprattutto alla flora, alla fauna e ai paesaggi della Sardegna.

Organizzo escursioni fotografiche in tutta l’isola ed educationals tours sul territorio, alla riscoperta delle tradizioni, del folclore e delle bellezze della Sardegna.

Collaboro con alcune cooperative di sviluppo e di educazione ambientale, con il portale Paradisola, di cui seguo la parte fotografica. Sono sempre più innamorato della mia terra.

Circolo Amicizia Sarda - Treviso

Un caloroso e cordiale saluto. Calo Soro.

Viita la pagine della seconda parte della mostra presso il foyer della Provincia di Treviso.

 

MerottoBella iniziativa quella indetta dal comune di Fordongianus: dal 26 luglio al 3 agosto 2014 si è svolto il 24°  Simposio Internazionale di scultura su pietra trachite.

Anche quest’anno la manifestazione ha avuto grande  successo, in un contesto storiconaturale presso il parco delle Terme Romane lungo la sponda sinistra del fiume Tirso gli artisti proveniente da Russia, Francia, Argentina e Italia, uno in particolare dal Veneto, Merotto Roberto di Treviso.

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Roberto Merotto

Il nostro circolo si è fatto promotore di questa iniziativa anche con la collaborazione dell’Assesorato alla Cultura del Comune di Treviso, che ha reso pubblica l’iniziativa dandone notizia con opportuni annunci sul sito del Comune stesso e nella stampa locale. A questi annunci ha risposto favorevolmente l’artista Roberto Merotto di Falzé di Piave (TV) che ha partecipato con entusiasmo al Simposio.

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La scultura, finita, di Roberto Merotto

Il  Circolo Amicizia Sarda di Treviso ha dedicato grande attenzione al tema, nell’ambito delle attività culturali prevviste per anno 2014, in accordo con le direttive suggerite dalla Regione Autonoma della Sardegna che attraverso i Circoli dei Sardi diffonde la cultura sarda nel mondo.

Sono iniziative che aiutano  a far conoscere anche le nostre bellezze naturali dell’entroterra che spesso  non sono abbastanza pubblicizzate dalle agenzie turistiche.

Fordongianus, piccolo centro in provincia di Oristano, di origine romana (l’antica Forum Traiani) con poco più di 1000 abitanti si trova presso la vallata del fiume Tirso, è  famoso per il suo moderno centro termale che sfrutta le proprietà salutari dell’acqua calda di origine vulcanica che sgorga nei pressi del paese dove appunto sorge lo stabilimento termale.

Sul posto sono presenti altri siti archeologici di interesse turistico in particolare le Antiche terme romane.

Vedi anche il Grandhotel Terme Fordongianus.

Interessanti le attività sportive a Fordongianus.

 

Le acque che alimentano le Terme di Fordongianus scaturiscono da sorgenti naturali a una temperatura di 56°C. Le terme, già note in epoca romana per le proprietà curative delle acque, sono oggi una realtà termale di primo livello. Vengono praticate balneoterapia, inalazioni, humage, aerosol e docce nasali. Sono disponibili, inoltre, cure idropiniche, grotte termali, idromassaggi e sauna. Fangoterapia, idroterapia, linfodrenaggio e massoterapia completano l’offerta. Sono attivi anche un centro fitness e un reparto di cure estetiche, che propone numerosi trattamenti con applicazioni di fango. Le acque termali sono usate per curare gastrite, obesità, patologie respiratorie e allergiche. Sono indicate anche per affezioni della pelle, malattie reumatiche, dell’apparato locomotore, dell’apparato urinario e del ricambio. – See more at: http://www.terme.biz/terme/sardegna/398-terme-di-fordongianus.html#sthash.2sa61nJM.dpuf
Le acque che alimentano le Terme di Fordongianus scaturiscono da sorgenti naturali a una temperatura di 56°C. Le terme, già note in epoca romana per le proprietà curative delle acque, sono oggi una realtà termale di primo livello. Vengono praticate balneoterapia, inalazioni, humage, aerosol e docce nasali. Sono disponibili, inoltre, cure idropiniche, grotte termali, idromassaggi e sauna. Fangoterapia, idroterapia, linfodrenaggio e massoterapia completano l’offerta. Sono attivi anche un centro fitness e un reparto di cure estetiche, che propone numerosi trattamenti con applicazioni di fango. Le acque termali sono usate per curare gastrite, obesità, patologie respiratorie e allergiche. Sono indicate anche per affezioni della pelle, malattie reumatiche, dell’apparato locomotore, dell’apparato urinario e del ricambio. – See more at: http://www.terme.biz/terme/sardegna/398-terme-di-fordongianus.html#sthash.2sa61nJM.dpuf
Le acque che alimentano le Terme di Fordongianus scaturiscono da sorgenti naturali a una temperatura di 56°C. Le terme, già note in epoca romana per le proprietà curative delle acque, sono oggi una realtà termale di primo livello. Vengono praticate balneoterapia, inalazioni, humage, aerosol e docce nasali. Sono disponibili, inoltre, cure idropiniche, grotte termali, idromassaggi e sauna. Fangoterapia, idroterapia, linfodrenaggio e massoterapia completano l’offerta. Sono attivi anche un centro fitness e un reparto di cure estetiche, che propone numerosi trattamenti con applicazioni di fango. Le acque termali sono usate per curare gastrite, obesità, patologie respiratorie e allergiche. Sono indicate anche per affezioni della pelle, malattie reumatiche, dell’apparato locomotore, dell’apparato urinario e del ricambio. – See more at: http://www.terme.biz/terme/sardegna/398-terme-di-fordongianus.html#sthash.2sa61nJM.dpuf
guarda il video1°MaggioVideo Clicca sull’immagine per vedere il video

Il primo Maggio tra sacro e profano, festa dei lavoratori o S.Efisio?

 

Il 1 Maggio alle ore 12,30, il nostro circolo come ogni anno organizza  la Grigliata di Primavera, nei pressi di Zero Branco, a pochi kilometri da Treviso, in un bellissimo posto con prato,  laghetto e annesso chalet con caminetto usufruibile in caso di maltempo.

 

Saremo in tanti a quest’appuntamento, un’occasione per stare in allegria e assaporare cibi squisiti grigliati o allo spiedo  con sapiente maestria dei nostri amici e soci.

Cosa si mangerà? Come primo un piatto di Mallordeddus, la pasta di grano duro molto apprezzata dai sardi e non solo,  condita con sugo di pomodoro e pezzetti di salsiccia sarda.

 

Per secondo ci saranno vari tipi di arrosti di carne e l’immancabile maialetto sardo

 

 

 

guarda il video21°MaggioVideo2 Clicca sull’immagine per vedere il video

contorno a base di insalata fresca e verdure, vino Cannonau,  acqua e bibite.

Per chiudere in dolcezza i tipici dolci sardi:  amareti, gueffus, pirikittus, pabassinos.

caffè e Mirto

Siete invitati, per organizzarci meglio è necessario prenotarsi chiamando al numero 0422 210131 oppure al  349 199 4948.

Sono rimasti pochi posti, ti aspettiamo!

 

guarda il video3 1°MaggioVideo3 Clicca sull’immagine per vedere il video

Un pò di notizie sul primo Maggio

La festa del 1 Maggio ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore (in Italia con il r.d.l. n. 692/1923). Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867  nell’Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa.

La sua origine risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 settembre 1882 dai Knights of Labor, un’associazione fondata nel 1869. Due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione i Knights of Labor approvarono una risoluzione affinché l’evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all’Internazionale dei lavoratori – vicine ai movimenti socialisti ed anarchici – suggerirono come data della festività il primo maggio.

L’allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un’opportunità per commemorare questi episodi. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo a favore del nascente socialismo, stornò l’oggetto della festività sull’antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. Pochi giorni dopo il sacrificio dei Martiri di Chicago, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte.

La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.

In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo. La rivista La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, cominciava così l’articolo Pel primo Maggio, uscito il 26 aprile 1890: “Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”.

Il 1º maggio 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore, perché tale data potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici

 

Efisio (Elia in Antiochia, III secoloNora, 15 gennaio 303) è stato un martire cristiano sotto Diocleziano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Il suo culto è molto diffuso in Sardegna, l’isola dove subì il martirio.

Nacque ad Elia, alle porte di Antiochia in Asia minore, intorno alla metà del III secolo da madre pagana e padre cristiano. Fu arruolato tra le truppe di Diocleziano per combattere i cristiani, ma durante il viaggio verso l’Italia si convertì al cristianesimo.

Secondo una leggenda devozionale, durante una notte gli sarebbe apparsa una croce che splendeva fra le nuvole: mentre contemplava questo strano fenomeno, avrebbe udito una voce misteriosa dal cielo che gli rimproverava il fatto di essere persecutore dei cristiani e, per questo, gli veniva preannunziato il suo martirio.

Inviato in Sardegna per difendere gli interessi dell’Impero romano, fu accusato di infedeltà ed egli stesso rivelò a Diocleziano di essersi convertito alla fede cristiana. Venne imprigionato, torturato e messo a morte sul patibolo di Nora il 15 gennaio 303.

Efisio viene venerato in particolare a Cagliari, nella chiesa stampacina a lui intitolata, e a Pula, nella chiesetta romanica costruita sulla spiaggia di Nora dove, secondo la tradizione, il santo subì il martirio per decapitazione.

 

 

Originario di Orani (NU)

L’amore per la sua indimenticata terra la Sardegna l’ha sempre mantenuto, in tutte le sue opere traspare l’elemento naturale e umano come un “re Mida” fà sua ogni esperienza ha conosciuto grandi artisti del suo tempo in Sardegna prima (il pittore Mario Delitala lo volle con se a Sassari come allievo) in seguito il suo estro lo porta al di là del Tirreno grazie ad una borsa di studio (non era di famiglia benestante) in Lombardia a Monza presso l’Istituto Superiore Industrie Artistiche in pieno periodo fascista.

Lì apprende le tecniche di decorazione e le arti grafiche pubblicitarie che gli saranno utili anche più avanti quando sarà costretto ad emigrare negli Stati Uniti con la moglie Ruth ebrea a causa delle leggi razziali imposte dall’allora regime fascista.

In America svilupperà le sue tecniche con le famose sculture ancora oggi apprezzate in tutto il mondo, la sua fama è internazionale le sue opere sono esposte nei luoghi più prestigiosi è anche in Sardegna, la sua amata Sardegna è sempre nei suoi pensieri a Orani (NU) suo paese natale c’è pure il suo museo a lui intitolato.

Costantino “Titinu” Nivola nasce ad Orani (Nu) il 5 Luglio 1911.

1926. Si trasferisce a Sassari. Lavora con il pittore Mario Delitala come garzone e apprendista negli affreschi dell’Aula Magna dell’Università di Sassari.

1931. Si trasferisce a Monza dove frequenta l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, grazie a una borsa di studio. Tra i suoi insegnanti ci sono Marino Marini, De Grada, Semeghini, gli architetti Pagano, Persico, il grafico Nizzoli.

1932. Partecipa con delle xilografie ad alcune mostre sindacali in Sardegna. A Milano collabora con Giovanni Pintori alla mostra dell’Aeronautica Italiana. Si reca a Parigi, dove conosce Emilio Lussu.

1934. A Nuoro partecipa ad una mostra con Giovanni Pintori e Salvatore Fancello; lo scarso successo convince i tre artisti che il loro futuro è fuori dalla Sardegna. Incontra Ruth Guggenheim, anch’essa studentessa all’Istituto d’Arte di Monza, che sposerà nel 1938.

1936. Si diploma all’I.S.I.A. di Monza, specializzandosi in grafica pubblicitaria. Partecipa alla IV Triennale Milanese con l’esposizione di pannelli murali. Viene assunto alla Olivetti di Milano.

1937. Diventa direttore della sezione grafica della Olivetti. A Parigi partecipa all’Esposizione Mondiale con dei murali per il Padiglione Italiano. Viene coinvolto nella stesura del Piano regolatore della Valle d’Aosta.

1938. Sposa Ruth Guggenheim e con lei si trasferisce a Parigi per evitare le persecuzioni fasciste. Conosce Giorgio de Chirico.

1939. Costantino e Ruth sono a New York dove frequentano l’ambiente antifascista italiano.

1940. Si stabilisce nel Greenwich Village di New York dove la temperie della scena artistica newyorkese sta cambiando rapidamente con l’arrivo degli artisti europei rifugiati.

1941. Diventa art director della rivista di architettura “Interiors and Industrial Design” (che diventerà di lì a poco “Progressive Architecture”) incarico che ricoprirà per sei anni. Contestualmente è art director per la rivista femminile “You”.

1942. Espone con Saul Steinberg in una collettiva alla Betty Parson Gallery di New York.

1944. Espone dipinti e sculture in una mostra con Saul Steinberg alla Wakefield Gallery di New York. Nasce il figlio Pietro.

1946. Conosce Le Corbusier, questi dipinge per circa due anni nel suo studio.

1947. Nasce la figlia Chiara.

1948. Compra una casa a East Hampton, Long Island, e ciò rafforza il suo legame con quel gruppo di artisti americani che aveva scelto di isolarsi nella parte orientale di Long Island, e tra questi Jackson Pollock, Ibram Lassaw, James Brooks, John Little, Hans Namuth.

1949. Inventa una nuova tecnica di fusione per le sculture a bassorilievo (sand-cast).

1950/51. In una personale alla Tibor de Nagy Gallery di New York, espone delle sculture molto simili a Totem eseguite con questa tecnica. Partecipa alla Quadriennale di Roma. Trasforma il giardino della sua casa di Long Island in “casa-giardino” con l’aiuto dell’arch. Bernard Rudofski. Sperimenta le prime applicazioni all’architettura della tecnica “sand-casting”.

1953. Con il “sand casting” realizza un bassorilievo per la filiale della Olivetti di New York. progetta “Orani pergolato” un piano di recupero urbanistico del suo paese natale, che viene pubblicato sulla rivista “Interiors”.

1954/55. Riceve la commissione di disegnare un monumento ai caduti, I quattro cappellani, vicino a Whasington. Insegna all’Università di Harvard e diventa direttore del Design Workshop di quella Università. Esegue dei pannelli murali per committenti privati.

1956/57. Ottiene il “Certificato di Eccellenza” dell’American Institute of Graphic Arts. Esegue i pannelli per la facciata della Compagnia di assicurazioni Hartford nel Connecticut e per la William E.Grady Vocational High School di Brooklyn.

1958. Ad Orani esegue il graffito della facciata della chiesa di “Sa Itria” ed i monumenti funerari della famiglia. Espone per le strade del suo paese una serie di piccole sculture in cemento. Progetta decorazioni murali per l’Università di Harward a Cambridge. L’Associazione degli Architetti di New York organizza una mostra personale di tutti i suoi lavori.

1959. La Galleria del Milione di Milano organizza una sua personale. Partecipa alla Triennale milanese. Esegue alcuni bassorilievi per la facciata del Chicago Exposition Center di Chicago su una superficie di 3600 mq., dei bassorilievi e delle sculture per la Public School 46 di Brooklyn. 

1960. Con l’architetto Eero Saarinen lavora al progetto per i due colleges della Yale University, con l’inserimento di 35 sculture; esegue le decorazioni murali per il Motorola Building di Chicago.

1961. Inventa la tecnica del cement-carving. Partecipa al concorso per il monumento alla Brigata Sassari.

1962. Riceve un certificato di Merito della Municipal Art Society di New York, la Medaglia d’argento per la scultura dell’Architectural League di New York e la Medaglia del Carborandum Mayor Abrasive Marketing. Esegue pannelli murali, fontane e sculture per l’area ricreativa Stefen Wise di New York con l’Architetto Richard Stein. Insegna alla Columbia University.

1963. Progetta i pannelli per gli uffici del Federal Office di Kansas City nel Missouri. Esegue un affresco per il parco giochi per la Public School 17 di Long Island.

1964. Viene incaricato di disegnare ed arredare il cortile della Public School 55 a Staten Island, New York.

1965. Ottiene il Certificate Commendation della Park Association di New York. Tiene una personale alla Byron Gallery di New York e partecipa alla IX Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma.

1966. Esegue il progetto per la ristrutturazione della Piazza Sebastiano Satta a Nuoro e i pannelli per la facciata della sede del giornale Bridgeport Post a Bridgeport. In collaborazione con l’architetto Percival Goodman esegue i pannelli in bassorilievo per la Public School 345 di Brooklyn.

1967. Tiene due personali: alla Byron Gallery di New York e alla Galleria L’Acquario di Nuoro. Ottiene la medaglia d’oro per le belle arti dall’American Institute of Architets di New York. Porta a termine le sculture per la Public High School 320 di Brooklyn.

1968. Realizza a Città del Messico, in occasione delle Olimpiadi, la scultura che rappresenta l’Italia. Partecipa al concorso per il monumento a Gramsci. I suoi lavori sono esposti al Guild Hall Museum di East Hampton. Ottiene la Fine Arts Medal dell’American Institute of Architects.

1969. Viene incaricato di disegnare ed eseguire due graffiti murali per la Hurley House e lo State Office Building di Boston. 

1970. Diventa visiting prefessor al Carpenter Center for the Visual Arts dell’università di Harvard. Realizza un rilievo murale e una scultura per il Continental Office Building di Philadelphia.

1972. Porta a termine il bassorilievo per il Palazzo Governativo di Albany a New York. Esegue alcune sculture per la Intermediate School 183 del Bronx. Viene nominato membro dell’Accademia Americana delle Arti e delle Lettere. E’ la prima volta che questo riconoscimento viene assegnato ad un artista di nazionalità non americana. Esegue un graffito nella casa Satta di Capitana a Quartu S.Elena, Cagliari.

1973. I suoi lavori vengono ampiamente esposti: personali alla Galleria il Segno e alla Galleria Marlborough di Roma, all’università di Cagliari, alla Williard Gallery di New York.

1974. Porta a termine tre grandi sculture per la Beach High School nel Queens di New York. Tiene una personale all’Institute of Contemporary Art di Boston.

1975. Diventa membro onorario della Royal Academy of Fine Arts dell’Aja. Suoi lavori vengono esposti in una collettiva al Guild Hall Museum di East Hampton.

1977. E’ ancora artista residente alla American Academy di Roma, dove sue opere sono esposte in una mostra collettiva. Altra collettiva alla Stable Gallery di New York.

1978. Insegna all’Università di Berkeley al dipartimento d’arte.

1981. Progetta le sculture in marmo per la nuova sede della Mobil Oil di Washington e nella stessa città fa parte della giuria per il progetto del Monumento ai caduti del Vietnam.

1982. Insegna con incarico temporaneo all’Accademia Reale delle belle arti d’Olanda all’Aja. Espone a Cagliari alla Galleria Duchamp disegni, sculture e ceramiche eseguite in collaborazione col ceramista Luigi Nioi.

1984. Ottiene la commissione per la realizzazione di sculture in bronzo e bassorilievi per il Dipartimento di Polizia e Vigili del fuoco del 18° Distretto di New York. Diventa membro onorario dei Morse and Stiles Colleges della Yale University.

1985. L’architetto Gyo Obata lo incarica di eseguire tre sculture per i Kellogg Company Corporate Headquarters di Battle Creek, nel Michigan. La Commissione Artistica della città di New York propone Nivola per l’Award for Excellence in Design. 

1986. Realizza una colonna scolpita, ma posta in opera nel 1988, per Campo del Sole a Tuoro, sul Trasimeno.

1987. Lavora alle sculture per la nuova sede cagliaritana del Consiglio Regionale Sardo. Espone le sue ultime opere a San Quirico d’Orcia in Toscana in una mostra “Forme nel verde” dedicata alla sua più recente produzione. Realizza un progetto di fontana: “al lavatoio di Ulassai”.

 

1988. Il 6 Maggio muore a Long Island, qualche giorno prima della partenza per la Sardegna in occasione dell’inaugurazione del Palazzo del Consiglio Regionale di Cagliari. Anche dopo la sua morte continuano in tutto il mondo le mostre personali a lui dedicate.

Orani. Arte per Arte – Raccontando Nivola. La mostra verrà inaugurata al museo sabato prossimo

Scritto il 25/09/2012 da Luca Urgu

“Arte per Arte” – Raccontando Nivola”. E’ il titolo della mostra che verrà inaugurata sabato 29 settembre 2012 alle ore 16.30, presso il Museo Nivola a Orani. L’evento, organizzato dalla  Fondazione Costantino Nivola, il Comune di Orani e l’Istituto d’Istruzione superiore “F.Ciusa” di Nuoro conclude un percorso biennale promosso dall’Istituto d’Istruzione Superiore “F. CIUSA” di Nuoro e dalla Fondazione Costantino Nivola, con la partecipazione della Scuola dell’infanzia di Orani e della Casa Circondariale di Badu ‘e Carros di Nuoro,  per ricordare il grande artista oranese in occasione del centenario della sua nascita.
Il progetto, realizzato dagli alunni dell’Istituto d’Arte coordinati dalla professoressa Luisa Chisu e dal dottor  Sergio Flore, responsabile dei Servizi Educativi del Museo, muove dall’osservazione delle opere di Nivola, attraverso materiali fotografici e incursioni letterarie, per svilupparsi in un viaggio interiore perché come scrive Proust, “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Ogni viaggio comincia nell’immaginazione, si svolge nella realtà, continua nella memoria ed è inscindibile dal suo racconto. L’esposizione ripercorre con tele, sculture, disegni e fotografie il percorso intrapreso da decine di classi dell’Istituto d’Arte, dagli allievi della Scuola dell’infanzia di Orani e da alcuni ospiti della Casa Circondariale di Badu ‘e Carros di Nuoro.

 

Red 13 ottobre 2008
Si terrà martedì alle 19. Interverranno Luigi Snozzi, Alessandro Fonti, Gianfranco Crisci e Maddalena Mameli
Architettura: Seminario su Costantino Nivola

ALGHERO – Domani, martedì 14 ottobre, alle ore 19, nell’aula magna dell’Asilo Sella (piano terra) in via Garibadli, Alghero il Lab.SAM, Laboratorio di Storia dell’Architettura Metropolitana, organizza il seminario dal titolo “Costantino Nivola nel nuovo museo di Orani”.

L’incontro, organizzato all’interno del Corso di laurea in Architettura, vedrà gli interventi di Luigi Snozzi, Alessandro

Carabinieri recuperano opere Nivola rubate nel 1999: erano in un ovile

Carabinieri recuperano opere Nivola rubate nel 1999: erano in un ovile

Oltre quattordici anni fa 10 pezzi pregiati del Museo Nivola a Orani furono trafugati durante una rapinaa mano armata. Lo scorso aprile i carabinieri di Fonni, nel corso di una perquisizione nell’ovile di un allevatore di 48 anni del posto, hanno ritrovato casualmente i reperti nascosti in un muretto a secco.Stamattina nel corso di una conferenza stampa il comandante della Compagnia di Nuoro, il capitano Marco Keten, ha restituito i pezzi pregiati della collezione a Ugo Collu, presidente della Fondazione intitolata a Costantino Nivola. Si tratta di 8 “lettini” in terracotta con i quali l’artista oranese aveva voluto rappresentare il teatro della vita e due bronzetti.”Ho fatto un salto di gioia quando mi è stata data la notizia del ritrovamento – ha detto soddisfatto Collu – fu una rapina cruenta, ma inutile. Infatti i pezzi rubati non erano commerciabili”. Il ritrovamento è stato casuale perché i militari nell’aprile scorso effettuarono una perquisizione in cerca di armi ed esplosivo nell’ovile di un pregiudicato e, nascosti dentro una busta di plastica in un muretto a secco, trovarono i manufatti. Alcuni dei “lettini” sono rimasti danneggiati, ma potranno essere recuperati attraverso un delicato lavoro di restauro
19 agosto 2013
Redazione Tiscali

Costantino Nivola merita un posto d’onore tra i grandi sardi, Grazie

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