Get Adobe Flash player

Agnello sardo

agnelloSi può preparare al forno o alla brace, si abbina a vini rossi di media struttura.

L’Agnello sardo è normalmente di piccole dimensioni, può pesare sette o otto kg; viene allevato allo stato brado un po in tutta la Sardegna, ma soprattutto nelle montagne del nuorese dove i pascoli sono migliori.

Le carni sono particolarmente tenere e gustose, impregnate del caratteristico odore “di selvatico”, peculiarità che ha conferito all’agnello sardo il riconoscimento IGP.

E’ un piatto di altissimo livello grazie a secoli e secoli di selezione delle pecore che danno anche un eccellente latte da cui si ricava l’altrettanto eccellente formaggio pecorino.

L’agnello sardo può essere cucinato in diversi modi: è molto semplice:

  • allo spiedo: infilzato lo spiedo va tenuto a circa 10-15 cm dalla brace e girato in continuazione. Va salato alla fine.
  • al forno: lo si adagia, a pezzi a quarti (da tagliare alla fine) sulla teglia del forno con un rametto di rosmarino e due o tre spicchi di aglio, a una temperatura di circa 180° per circa un’ora.Va salato a fine cottura.
  • Una volta era usanza cucinarlo sottoterra: in una buca abbastanza capiente, vi si adagiava l’agnello in un contenitore, si copriva la buca con una lamiera, sulla quale vi si accendeva il fuoco. Il calore irradiato all’interno della buca dava luogo a una cottura simile a quella del forno (vedi curiosità sotto).
  • Al verde: si taglia a pezzi, si adagiano i pezzi su una casseruola con pochissimo olio, si aggiungono erbe aromatiche a piacere e si lascia cuocere a fuoco lento per circa 3 quarti d’ora. Verso metà cottura girarlo e aggiungere poco vino bianco.
curiosità: Il metodo della cottura sotto terra era praticato soprattutto dai ladri di bestiame: rubato un agnello, questo veniva cucinato sottoterra in modo che, se il padrone, alla ricerca dell’animale scomparso, fosse passato nei pressi, non sarebbe stato richiamato dall’odore tipico della cottura alla brace o allo spiedo perchè, con questo metodo, non si difondono odori.

Buon appetito.

La bottiglia “veste” la tavola.

Vini la bottiglia veste la tavolLa bottiglia contribuisce a “vestire” la tavola, se poi la stessa si completa con gli accessori legati al vino: i bicchieri giusti, il secchiello del ghiaccio ed eventualmente il decanter ci si rende conto di quanto l’insieme contribuisca ad arricchire la tavola.

Una tavola imbandita attrae l’occhio e, al di là dell’appagare il gusto scenografico ed estetico dei commensali, rappresenta tutta la cura e la competenza enogastronomica di chi ospita.

Il momento giusto per servire il vino è circa due minuti prima che venga servita la pietanza, in modo da poter presentare, gustare e apprezzare il vino prima da solo e poi in abbinamento alla portata.
In caso di più vini previsti nello stesso pranzo o cena, la persona che si occupa del servizio dovrà disporre degli attrezzi per stappare e mescere il vino. Meglio disporre, se possibile, di un tavolo di appoggio attiguo alla tavola su cui collocare le bottiglie e gli accessori necessari.
E’ importante anche l’apertura della bottiglia che dovrà rispettare alcune regole, come quella di aprire qualche ora prima i vini molto invecchiati perché altrimenti rischiano di essere troppo austeri ma bisogna prestare attenzione a evitare un’eccessiva areazione, che potrebbe causare un’ossigenazione troppo energica.
In caso di vini che per effetto dell’invechiamento presentano depositi in bottiglia è bene versarli delicatamente nel decanter facendo attenzione a non travasare anche i residui.
Per esaltare le caratteristiche del vino è fondamentale la temperatura di servizio. La temperatura, infatti, influenza il modo in cui il vino si presenta ai nostri sensi.
Una temperatura alta enfatizza l’alcolicità, riduce la freschezza ed esalta eventuali difetti olfattivi. Una temperatura troppo bassa attenua la percezione dei profumi e rende più evidente la componente acida del vino.

Le temperature di servizio ottimali per le diverse tipologie di vino sono:
vini spumanti 6-8 °C
vini bianchi di media struttura 8-10 °C
vini bianchi di buona struttura 10-12 °C
vini rosati e novelli 12-14 °C
vini rossi leggeri 14-16 °C
vini rossi di media struttura 16-18 °C
vini rossi importanti 18-20 °C
vini dolci 8-10 °C
vini passiti 10-12 °C
vini liquorosi 12-14 °C

Salute!

Adalberto Garippa.

SECONDI PIATTI

Agnello allo spiedo dei pastori

Ingredienti:

  • 1/2 agnello da latte senza la testa (circa 4 Kg)
  • 1 panetto di lardo di circa 500 g.
  • sale

agnello allo spiedo

Questo è un modo di cuocere la carne d’agnello o di capreto praticato dai pastori da sempre. Oggi lo si fa per accogliere i turisti che sempre più spesso scelgono di trascorrere una giornata in compagnia dei pastori nel loro ambiente.

Preparazione:

Infilate il mezzo agnello senza la testa nello spiedo per lungo.

(lo spiedo, se non lo avete già, lo potete preparare voi stessi con una stecca di legno d’ulivo cui avrete levato prima la corteccia e aguzzato la punta).

Posizionate lo spiedo tra due mattoni o pietre vicinissime al fuoco in maniera che rimanga sospeso da terra e vicino alla fiamma, di tanto in tanto tirate fuori un po di brace viva e stendetela sotto lo spiedo in modo che la carne prenda calore sia dal lato (il fuoco) cha dal basso (le braci). Girate spesso lo spiedo.

Prendete il panetto di lardo, un pezzetto di stoffa di lino o cotone pulito, praticate un buco nel panetto di lardo e infilateci il panno. Accendete uno dei lembi del panno, lo stesso comincerà a bruciare grazie al grasso del lardo che col calore comincerà a colare a goccie quindi ad alimentare la combustione.

Le goccie di grasso del lardo devono cadere sulla carne da tutti i lati man mano che girate lo speiedo. fate questa operazione per almeno due volte, la prima verso metà cottura e la seconda verso fine cottura.

Il tempo di cottura dipenderà dal fuoco, cioè dalla distanza dello spiedo dalla fiamma e dalle braci. Tenete presente che all’inizio si dovrà procedere a fuoco lento per evitare che bruci all’esterno e rimanga crudo all’interno.

Sarà cotto quando avrà raggiunto una bella crostina dorata da tutti i lati.

Tagliate a pezzi, disponeteli in un piatto da portata, salate e servite subito.

viniVino consigliato: rosso robusto a temperatura ambiente.
Buon appetito

(ingredienti per 4 persone)

PRIMI PIATTI

Pane carasu gratinato al forno

Ingredienti:

  • 500 g. di pane carasu
  • 400 g. di passata di pomodoro
  • 1 dl di olio d’oliva extra vergine
  • 1 manciata di cipolla, sedano, carota e prezzemolo tritati
  • 100 g. di salsiccia sarda tagliata a cubetti
  • 80 g. di pecorino gratugiato
  • 250 g. di formaggio fresco dolce tipo caciotta tagliato a quadratini
  • 1 l. di brodo di carne
  • sale
pane carasau gratinato al forno1

Preparazione:

Preparate il sugo nel solito modo facendo soffriggere gli aromi vegetali, poco prima che imbiondiscano aggiungete la salsiccia sarda tagliata a dadini quindi aggiungete la passata di pomodoro, salate leggermente e lasciate cuocere lentamente. Il sugo non deve terminare la cottura in quanto finira di cuocere in forno con gli altri ingredienti.

Prendete il pane carasau, spezzatelo in grandi pezzi, immergetelo solo per un attimo (bastano 1, 2 secondi) nel brodo di carne e con la schiumarola tiratelo su e stendetelo su una teglia in cui avrete già steso un po di sugo di pomodoro. Ricopritelo con altro sugo, date una spolverata di pecorino gratugiato e una manciata di quello fresco dolce tagliato a quadratini. Procedete con gli strati simili fino all’esaurimento degli ingredient. Sull’ultimo strato mettete un po più di formaggio fresco dolce in modo che in cottura si formi una invitante crosticina dorata

Infornate in forno già scaldato a circa 180°, lasciate terminare la cottura per almeno 15/20 minuti, fate le porzioni e servite subito.

viniVino consigliato: Bianco secco, meglio se leggermente frizzantino.  IO°C

Buon   appetito

focaccia di zucca e acciughe di alfa ANTIPASTI

Fainè

Ingredienti:

  • 500 g. di farina di ceci
  • 1.5 l. d’acqua
  • olio extravergine di oliva
  • sale, pepe
fainè

Preparazione:

La fainè è una torta sottilissima di farina di ceci. La ricetta non è sicuramente di origine sarda, viene preparata in varie parti d’Italia ma si ritiene che quella originale sia genovese.

Può essere cotta sia in padella che al forno, entrambe gustosissime e di facile preparazione.

Buttate a pioggia la farina di ceci nell’acqua fredda, rimestate bene con la frusta per evitare che si formino grumi, salate e lasciate riposare per la maturazione.

Dopo circa due ore togliete la schiuma che si sarà formata sulla superficie e versate il composto in una larga padella antiaderente unta di olio, fate cuocere la fainè staccandola con la paletta di legno man mano che si rapprende; sarà pronta quando è rappresa e si presenta di un bel colore dorato.

Se intendete cuocerla al forno versate il composto in una teglia anch’essa unta con olio, infornate a circa 200°. Sarà pronta quando assume un colore dorato in superficie, ritenuto sufficiente a proprio giudizio.

Va servita caldissima spolverata di pepe.


viniVino consigliato: Bianco secco a vena acida, anche leggermente frizzante di 1-2 anni, IO°C

Buon appetito

Iscriviti gratis alla newsletter

Le TV di tutto il mondo

sul tuo computer

TV online

Clicca QUI!

Categorie
LEGGI la stampa sarda
messagerosardo . unionesarda . lanuovasardegna
Archivi