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Gita alla mostra dei presepi di Verona e all’Ossario di Custoza

GitaPresepiVerona2Come già scritto nell’articolo precedente il Circolo Amicizia Sarda di Treviso nella giornata del 14 Dicembre è andato in visita alla Mostra Internazionale dei Presepi presso l’Arena di Verona.

Il gruppo di circa 40 membri è rimasto entusiasta e affascinato dalla manifestazione a cui partecipavano presepi da ogni parte del mondo. Ovviamente il paese più rappresentao era l’Italia e in particolare la regione Campania, un po’ meno le altre regioni tra cui la Sardegna,

Piazza Bra, ogni anno a Natale si veste di luci e addobbi con al centro la grande Stella Cometa che irrompe sulla grande piazza dall”interno dell’anfiteatro di epoca romana.

Verona è comunque una delle più belle città d’Italia, il nostro gruppo ha approfittato per fare un giro in piazza Erbe, da Porta Borsari a Sant’Anastasia, da Castelvecchio a via Cappello, dappertutto si camminava lentamente nella calca, in un brusio di lingue straniere e dialetti italiani.GitaPresepiVerona1

Il Natale è anche enogastronomia, specialità locali e straniere per soddisfare ogni palato: vin brulè, Gluhwein, panini con salsiccia o lebkuchen e stollen, i dolci caratteristici. E sempre affollatissima è la bella Käthe Wohlfahrt, la casa in cui è possibile scoprire ogni decorazione, ornamento, addobbo, ghirlanda per l’albero e per la casa delle festività.

Non mancavano addobbi natalizi di ogni provenienza, decorazioni, bigiotteria, maglioni, guanti,  sciarpe e quant’altro per soddisfare anche i patiti dello shopping.

I presepi all’interno degli arcovoli sono un aspetto unico diverso da altre simili manifestazioni. È l’ambientazione eccezionale ad aver reso questa manifestazione unica.

Come accennato sopra, belli i molti presepi della tradizione napoletana, particolari quelli dei Missionari Saveriani di Vicenza, le cui figure, che provengono dalle varie missioni nel mondo, vengono assemblate da un gruppo di volontari, utilizzando radici o altro legno pregiato, con un risultato di grande valore artistico. E ancora presepi dalle Filippine al Burundi, dalla Tanzania al Bangladesh, per concludere con gli affascinanti diorami.

Successivamente il nostro gruppo si è spostato a visitare il suggestivo borgo medioevale di Borgetto sul Mincio borghetto
Situato nel punto in cui fin dall’antichità (e poi in epoca longobarda) si trovava un guado sul Mincio nell’alto Medio Evo si configurava come un apprestamento minimale, feudo dell’abbazia di San Zeno, con funzione di esazione del pedaggio sul ponte ligneo. In epoca scaligera e poi viscontea è stato al centro delle vicende che hanno portato alla costruzione dei vari manufatti che lo circondano (il Ponte visconteo, il Castello scaligero, il Serraglio). A quest’epoca risale la sua trasformazione in borgo fortificato, con due porte di accesso e una cerchia poligonale di mura con torri circondata dalla fossa Seriola (che attinge acqua dal Mincio) Nel XVII secolo fu teatro del passaggio dei francesi nell’ambito della Guerra di successione spagnola.
Il 30 maggio 1796 qui si svolse una battaglia in cui Napoleone sconfisse gli austriaci guidati da Beaulieu (l’area di Borghetto era presidiata da Schottendorf con 7 battaglioni e 15 squadroni); il 6 agosto dello stesso anno fu teatro di un cannoneggiamento francese da parte di Augerau e Serurier[3].
Nel XIX secolo Borghetto si trovò coinvolta in varia misura nelle guerre dell’epoca risorgimentale: il 9 aprile 1848 si ebbe uno scontro tra piemontesi (3ª divisione guidata da Broglia) e austriaci i quali si ritirarono guastando il ponte di legno; il 29 giugno 1859 vi sostò il III corpo francese di Niel; il 23 giugno 1866 si accampò la divisione Sirtori
In seguito alla seconda guerra d’indipendenza Borghetto, trovandosi sulla destra del fiume Mincio, venne assegnata al Regno d’Italia, mentre il capoluogo comunale rimase al Regno Lombardo-Veneto; pertanto Borghetto divenne frazione di Volta
Nel 1954 nelle vicinanze del ponte di legno sul Mincio sono state girate alcune scene del film Senso di Luchino Visconti.
Il borgo ha conosciuto a partire dagli anni novanta del XX secolo un’intensa opera di restauro che ha riqualificato le case a cavallo del Mincio le quali sono state trasformate in locali pubblici.

 

 

La visita all’Osario di Custoza  ossario e l’epilogo di questa interessante gita veronese il posto evoca antichi ricordi di vecchie battaglie combattute per l’indipendenza italiana durante il risorgimento infatti proprio queste terre sono state teatro di scontri cruenti tra l’esercito sardo-piemontese prima e poi italiano e quello austro-ungarico.

L’Ossario di Custoza si presenta come una torre di quasi 40 metri. Ossario_di_Custoza

Fu inaugurato da Umberto I il 24 giugno del 1879 per raccogliere le ossa dei soldati italiani e austriaci morti durante le Guerre d’indipendenza del 1848, e del 1866.
Fortemente voluto dal suo promotore don Gaetano Pivatelli (1832-1900) parroco del paese che aveva voluto un luogo degno di accogliere i resti mortali dei caduti delle due battaglie.
Al fine di approntarne il progetto nel 1878 fu indetto un Concorso Nazionale, cui parteciparono 82 concorrenti. Il lavoro venne infine commissionato a Giacomo Franco, architetto di Verona, e l’opera fu inaugurata esattamente venti anni dopo la battaglia di Solferino e San Martino.
Nella cripta sottostante l’altare del tempio al suo interno furono poste innumerevoli ossa dei caduti delle due guerre. In particolare i crani dei soldati, disposti su balaustre lignee senza alcuna protezione sia sui muri perimetrali che attorno alla struttura centrale dell’ossario lasciano vedere con mesta chiarezza le modalità con cui vennero uccisi. Le ferite alla testa parlano chiaro: fori di entrata e di uscita, colpi penetranti di baionetta, palle di cannone che hanno sventrato la scatola cranica e residui di ossa facciali dovuti ad impatti diretti con palle di cannone di grosso diametro. La vista di questi orrori incute rispetto e silenzio nella contemplazione e nel pensiero che ognuno di quei crani apparteneva a soldati, perlopiù giovani, periti per difendere un ideale antico degli stati che allora erano belligeranti.
Quello che emerge dal terreno è di fatto scomponibile in due parti: la base è un piccolo tempio a base ottagonale, sopra vi è un enorme obelisco al cui interno passa la scala che percorre i 38 metri fino alla cima. La torre ospita una loggia protetta da una balaustra di marmo.
Meta di frequenti gite scolastiche. La struttura non è accessibile alle persone disabili.

 

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