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Il Carnevale Sardo

Il Carnevale in Sardegna inizia il 17 gennaio, data in cui ricorre la festa di Sant’ Antonio. È un evento molto sentito, in moltissimi paesi è salutato con l’accensione di un grande  falò, chiamato in modi diversi secondo le località:  Sas Tuvas, sas Frascas, Sos Focos, Su Fogarone, Su Fogolone, Su Romasinu o Su Foghidoni.

Il legname viene, accatastato a formare un’altissima piramide: lentischio, corbezzolo, alloro, rosmarino e ramaglie da potature, tutto ciò contribuisce a rendere  la notte piacevolmente inebriante e profumata.

All’imbrunire, in un’atmosfera magica di scintille, luccichii e bagliori il paese si raccoglie in piazza intorno al falò. In un paese Silanus (NU) si accendono addirittura nove falò  lungo la strada che porta alla chiesa (Sant’Antoni de sos noe fogos).

La gente, in una sorta di  rito fra il sacro e il profano, come il girare tre volte in senso orario e tre in senso opposto, prega attorno al fuoco purificatore, benedetto dal parroco.

Inizia così il rito pagano che è antichissimo, dedicato al dio fecondatore integrato nel culto cristiano di probabile origine greca, dedicato all’elemento “sacro” dell’Universo, associato al colore del sangue e al calore del corpo e quindi alla vita.

La festa dura diversi giorni tra musiche, balli, canti tradizionali, buon vino e tipici dolci di sapa, segnando l’inizio del Carnevale e quindi de “sa prima essia” (la prima uscita) delle caratteristiche maschere tradizionali isolane.

“Balla chi commo benit carrasecare” , questo è l’invito dei Mamuthones e dei Issohadores di Mamoiada, dei Boes e dei Mèrdules di Ottana e altre maschere ancora che affolla Costituisce, per gli aspetti mitico-rituali e per la sua funzione socializzante, un momento suggestivo. Sant’Antoni de su Fogu, (S.Antanio abate) venerato in tutta l’isola e patrono della pastorizia e dell’agricoltura.

Morto ultracentenario, secondo la leggenda, S. Antonio discese all’inferno per trafugare, con astuzia, una scintilla incandescente, nascondendola nel suo bastone cavo, per donarla, sulla terra ghiacciata agli uomini che ancora non conoscevano questo elemento.

 

Uno dei carnevali più suggestivi è la  Sartiglia di Oristano degna di nota è il personaggio de “Su Componidori”. Una sorta di cavaliere semi-dio, enigmatica figura della Sartiglia, una spettacolare corsa all’anello di origine medievale che si corre a Oristano ogni anno l’ultima domenica e il martedì di carnevale. Su Componidori – dallo spagnolo “Componedor” – durante il momento solenne della Vestizione indossa per la prima volta una maschera androgina di terracotta, calzari in pelle, camicia bianca, un velo bianco sul capo e un cappello a cilindro nero. Con quest’aspetto sceglierà e guiderà gli altri cavalieri mascherati che avranno l’onore di correre nel tentativo di infilzare con la spada una stella a cinque punte

 

Altro carnevale degno di nota è il Carnevale di Bosa

Il carnevale di Bosa è una grande festa, conosciuta anche oltre  la Sardegna, La maschera principale è quella de Is Attittadoras: si tratta di uomini vestiti da vedove, che vagano per il paese eseguendo una sorta di sgangherato lamento funebre (s’attittidu, appunto).

Le maschere vanno in giro porgendo un bambolotto al seno delle donne,  Il bambolotto di Gioldzi può rappresentare anche una pupattola desiderosa del latte della madre distratta dal carnevale.
Per soddisfare l’urgente bisogno della piccola, le ambigue maschere chiedono dalle giovani donne unu tikkirigheddu ‘e latte (un goccio di latte), cercando di adescarle e di palparne il seno.

Il latte si “trasforma” spesso in Malvasia, il vino tipico della zona. Il martedì grasso, invece, viene bruciato sulla piazza il fantoccio di  Giolzi (Re Giorgio), a simboleggiare la fine del Carnevale. La festa è senza dubbio molto divertente, votata al riso e all’allegria.

Per finire sono da menzionare i carnevali barbaricini di Mamoiada, Orotelli e Ottana in provincia di Nuoro.

Nella settimana di carnevale, le Barbagie festeggiano con grandi eventi di piazza che coinvolgono i suoi personaggi più misteriosi.

Mamuthones

A Mamoiada migliaia di persone si riversano nelle strade per assistere alla suggestiva sfilata dei Mamuthones, uomini che indossano pelli di pecora o capra sopra un abito di velluto marrone, numerosi campanacci sulle spalle (che fanno tintinnare in sincronìa durante una danza rituale, a passo lento) e una maschera in legno dal volto truce. I Mamuthones in genere si muovono in gruppi di dodici. A far da contrasto ci sono gli issokadores, che indossano pantaloni di velluto nero, camicia bianca, corpetto rosso e il tradizionale berretto sardo tenuto da un lungo fazzoletto. Mamuthones e Issokadores fanno la loro prima apparizione annuale il giorno della festa di Sant’Antonio abate (17 gennaio).

Thurpos

A Orotelli, invece, sfilano i Thurpos: vestiti d’orbace nero e con un cappuccio in testa, hanno il viso annerito e portano sulle spalle un grappolo di campanacci di varie dimensioni. Alcuni di loro rappresentano i contadini, altri i buoi che tentano di sfuggire alla cattura con le funi. In questa rappresentazione vengono coinvolti anche gli spettatori.

Mèrdules

Infine, a Ottana si esibiscono figure simili a quelle di Orotelli: i Merdules rappresentano gli allevatori e i Boes i buoi (più in generale, il mondo animale con cui l’Uomo da sempre ha un rapporto talvolta di simbiosi, talvolta conflittuale). Tutti i figuranti indossano maschere di legno e pelli di capra o pecora, ma soltanto i Boes portano i campanacci alla cintura: quelli più grandi prendono il nome di “sonazos”, quelli più piccoli si chiamano “brunzitos”. I Mèrdules fanno la loro prima apparizione annuale alla vigilia della festa di Sant’Antonio Abate, cioè all’imbrunire del 16 gennaio. Da quel momento hanno inizio i preparativi del carnevale.

2 Commenti

  1. Consigliere Adalberto Garippa (Autore Post)

    Grazie per il Vostro interesse continuate a seguirci un caro saluto da noi del Cirocolo Amicizia Sarda

  2. Sardegna

    Il carnevale in Sardegna ha un fascino particolare e misterioso. E’ un evento fortemente sentito, uno tra i pochi eventi sull’Isola fuori dalla Liturgia Cristiana, tutta la comunità sarda scende in piazza e accoglie i propri ospiti tra maschere, divertimenti grotteschi, balli e canti.

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